"Il nostro incontro trasudava di storie e aneddoti come se ci conoscessimo da sempre e parlavamo fitto fitto per non dimenticare nulla di quanto riaffiorava alla nostra mente, in un linguaggio intimo, tutto nostro. Siamo stati sopraffatti da un tumulto emotivo indescrivibile, da pelle d'oca, nel cercare di recuperare i ricordi della nostra progenie, tentando di mettere al posto giusto i tasselli mancanti del nostro albero genealogico comune".
In questo romanzo storico-biografico, il racconto si snoda tra eventi storici realmente accaduti e narrazioni tratte da luoghi carichi di ricordi, da fonti bibliografiche e testimonianze orali. La finzione si fonde con la realtà tramite dialoghi immaginari tra il poeta, don Giuseppe Giannuzzi, e il contadino, Francesco Occhilupo, i cui ruoli si fondono tra il serio e il faceto. Il libro è un omaggio verso i nostri antenati e le nostre antenate che hanno attraversato più di trecento anni tra luci e ombre. Tutto parla di noi: ci sono le testimonianze di chi c'è stato e di chi c'è oggi, ci sono vicende che ancora vivono grazie ai ricordi che lentamente sono tornati alla luce. Ci siamo appropriati delle loro vite, delle loro memorie, dei loro messaggi facendoli nostri nei piccoli gesti di ogni giorno. Grazie alle nostre progenie sappiamo chi siamo stati, tra miseria e fierezza, tra povertà e coraggio. Ognuno dei nostri avi e ognuna delle nostre ave ha lasciato un segno contribuendo a sugellare la nostra identità. Il legame di appartenenza si è rinsaldato e non si scioglie nel tempo; ciò che siamo oggi lo dobbiamo alle nostre radici che ci permettono di proiettarci verso il domani.